Referendum, come cambia il Parlamento con la vittoria del “Sì”

Giorno delle elezioni

I risultati della consultazione del 20 e 21 settembre (in concomitanza con il voto regionale) interesseranno la partecipazione della maggioranza, allineata al sì. Con la riduzione del numero dei parlamentari, Camera e Senato dovranno rivedere i propri regolamenti

di Riccardo Ferrazza

Referendum e regionali: ecco le proiezioni

I risultati della consultazione del 20 e 21 settembre (in concomitanza con il voto regionale) interesseranno la partecipazione della maggioranza, allineata al sì. Con la riduzione del numero dei parlamentari, Camera e Senato dovranno rivedere i propri regolamenti

5 ‘letto

Per la terza volta in quattordici anni, agli italiani viene chiesto se accettano di ridurre il numero dei loro rappresentanti in Parlamento. Ma a differenza di quanto accaduto nel 2006 (riforma del centrodestra) e nel 2016 (riforma Boschi-Renzi) quando la questione è stata inserita in una revisione globale della struttura delle istituzioni (in entrambi i casi respinta dal elettori), “Giorno delle elezioni” del 20 e 21 settembre – votato anche in sette regioni e 1184 comuni – la questione referendaria era limitata e aritmetica: si vuole ridurre i deputati del 36,5%, da 630 a 400, ei senatori , da 315 a 200)? La struttura dell’attuale Parlamento e del Governo dipende dalla risposta degli elettori, chiamati per la prima volta alle urne dopo il rinvio per l’emergenza Covid-19.

Approvazione della riforma e rinvio del referendum

Il testo della riforma costituzionale è stato approvato durante la seconda votazione al Senato dell’11 luglio 2019 e alla Camera dell’8 ottobre 2019. La maggioranza dei due terzi dei componenti è stata raggiunta solo a Montecitorio e non nelle due sedi. Parlamento: circostanza che avrebbe escluso la possibilità di indire un referendum sul testo. Per contro, 71 senatori (più di un quinto dei componenti di una camera) ne hanno fatto richiesta entro tre mesi dalla pubblicazione della legge.

Il referendum era inizialmente fissato per il 29 marzo, ma l’emergenza provocata dal coronavirus ha rinviato il voto al 20 e 21 settembre.

SENATO, SEDE REGIONALI OGGI E SECONDO L’IPOTESI DEL REFERENDUM

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TELECAMERA, SEDE REGIONALE OGGI E SECONDO L’ASSUNZIONE DI BASE

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Distribuzioni

Tra l’ultimo semaforo verde del Senato e quello della Camera è avvenuto il cambio di governo: dal primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto da M55 e Lega al secondo ancora affidato al professore di diritto privato pugliese ma con il Pd a il luogo della festa di Matteo salvini.

Un passaggio che ha inciso sulla composizione degli schieramenti per Sì e No che non coincidono con maggioranza e opposizione. La riduzione del numero dei parlamentari è una battaglia storica del Movimento 5 Stelle che, negli ultimi giorni della campagna elettorale, ha allineato tutti i suoi rappresentanti di spicco, a cominciare dall’ex leader politico e ministro degli Esteri. Luigi Di Maio, per dare il via libera alla riforma prevalere. Un risultato che servirebbe alle Cinquestelle a compensare, almeno in parte, i risultati negativi dei loro candidati regionali e che rilancerebbe la “battaglia antifusione”: dopo l’intervento sugli affitti e sul “pubblico” degli eletti, Il passo – già annunciato – sarebbe la riduzione degli stipendi dei parlamentari.

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