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Sun. Dec 6th, 2020

Dal lavoro intelligente ai protocolli aziendali, ecco cosa cambia (e cosa no) con la crescita dell’emergenza

Covid e lavoro

Mentre la legislazione di emergenza continua, le regole per il lavoro snello e agile rimangono in vigore. Non ci sono invece impatti (immediati) su Cig Covid e sul blocco dei licenziamenti che, con esenzioni e specifiche, proseguiranno fino a fine anno.

di Claudio Tucci

Una rivoluzione chiamata smart working

Mentre la legislazione di emergenza continua, le regole del lavoro agile “snello” rimangono in vigore. Non ci sono invece impatti (immediati) su Cig Covid e sul blocco della cassa integrazione che, con esenzioni e specifiche, proseguirà fino a fine anno.

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Ogni proroga, breve o lunga, dello stato di emergenza ha un impatto immediato sullo smart working, ed in particolare sulle attuali normative semplificate introdotte dal governo Conte, in vigore fino a metà ottobre, in deroga al Legge 81 del 2017, dettata proprio dalla necessità di prevenire possibili contagi in azienda. Se l’emergenza persiste, infatti, proseguono anche le regole “lean” che fino ad ora hanno regolato l’istituto. L’estensione dell’emergenza ha un impatto anche sui protocolli di sicurezza aziendale, che restano in vigore e, ove opportuno, dovranno essere aggiornati qualora, insieme all’estensione, verranno introdotte disposizioni più stringenti. Il protrarsi o meno dell’emergenza, per il momento, non avrebbe alcun effetto sulla CIG e sul divieto di licenziamento, già regolamentato, seppur con eccezioni e particolarità, fino a fine anno.

Agile lavoro “snello”

Ma facciamolo in ordine. Per stabilire un collegamento diretto tra l’allarme Covid-19 e il lavoro intelligente “più semplice”, tutte le misure di emergenza finora varate, ed in particolare il decreto di revival, che, all’articolo 90, ha precisamente a condizione che il lavoro agile possa essere applicato da datori di lavoro privati ​​a qualsiasi rapporto di lavoro subordinato anche in assenza di accordi individuali (ovvero utilizzando la procedura semplificata attualmente in vigore), fino ” al termine dello stato di emergenza (quindi fissato al 31 luglio 2020) e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2020. L’argomento è delicato; e non è un caso che recentemente sia stato oggetto di un primo incontro faccia a faccia tra il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e le parti sociali. In assenza di interventi, dal 16 ottobre entra in vigore la Legge 81, con la necessità, tra l’altro, di concludere accordi individuali per attivare il lavoro agile. Le prime stime indicano 4 milioni di lavoratori che rimarranno nello smart work almeno fino alla fine dell’anno (durante il picco del coronavirus si sono raggiunti picchi da 6 a 8 milioni di lavoratori “remoti”).

“L’eventuale proroga dello stato di emergenza e regole semplificate per il lavoro agile è accettabile – ha spiegato Arturo Maresca, docente di diritto del lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma – dal 16 ottobre si Non è pensabile tornare alle vecchie regole o introdurne di nuove, visto il crescente numero di contagi. Il lavoro agile semplificato negli ultimi mesi ha contribuito a prevenire la diffusione dell’epidemia, garantendo la sicurezza dei lavoratori “.

Protocolli anti-contagio aziendali

Lo stato di emergenza epidemiologica è anche il presupposto per i protocolli che dettano le regole di prevenzione del contagio nei luoghi di lavoro, il cui rispetto, secondo la normativa vigente, esonera da responsabilità il datore di lavoro. Dal protocollo nazionale dell’aprile scorso, infatti, è il governo che ha dettato, legandole così all’emergenza sanitaria, le misure necessarie per prevenire il rischio di contagio secondo la scienza (attualmente) nota. È stato più volte affermato che la responsabilità di stabilire distanze di sicurezza maggiori di quelle definite dal legislatore o, al contrario, di individuare misure diverse da quelle previste, non può essere delegata al datore di lavoro. Le aziende si sono quindi adeguate, dalla quantificazione della percentuale di presenza simultanea autorizzata negli edifici aziendali, alla predisposizione di adeguate procedure di ingresso in relazione ai locali, all’utilizzo del lavoro agile “lean”. , che rappresenta una misura organizzativa da utilizzare nella sicurezza.