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Sat. Dec 5th, 2020

Vaticano, il Papa rinnova l’accordo con la Cina. Fermezza di fronte alla pressione americana

accordo provvisorio

Altri due anni “provvisori”. L’oggetto è la nomina dei vescovi, non un obiettivo politico. Papa: “Consapevole delle ferite del passato”. La pressione di Pompeo alla vigilia della firma

di Carlo Marroni

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(ANSA)

Altri due anni “provvisori”. L’oggetto è la nomina dei vescovi, non un obiettivo politico. Papa: “Consapevole delle ferite del passato”. Le pressioni di Pompeo alla vigilia della firma

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Francesco è andato dritto, nonostante le forti pressioni degli Stati Uniti, e in particolare dell’amministrazione Trump, nonché dell’ala più conservatrice del College of Cardinals, che guarda favorevolmente alla repubblica americana di destra. L’accordo “provvisorio” tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi, stipulato a Pechino due anni fa, è stato rinnovato (sempre in via sperimentale) per altri due anni. Notizie già attese da giorni e ormai scontate, soprattutto dopo le tensioni create da Washington, e in particolare dal Segretario di Stato Mike Pompeo, che durante la sua visita a Roma ha ribattuto posizioni anti-cinesi. A Roma, invece, questo accordo, “di fondamentale valore ecclesiale e pastorale, è stato positivo, grazie alla buona comunicazione e collaborazione tra le Parti sulla questione concordata, intende proseguire il dialogo aperto e costruttivo per promuovere la vita della Chiesa”. “Chiesa cattolica e bene del popolo cinese”.

Il dossier sul riconoscimento diplomatico non è all’ordine del giorno

Lo scopo principale dell’accordo provvisorio – il contenuto ancora riservato – sulla nomina dei vescovi in ​​Cina – spiega un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano – è quello di “sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo in questi Paesi, ripristinando la piena e visibile unità della Chiesa. Le ragioni principali, infatti, che hanno guidato la Santa Sede in questo processo, in dialogo con le autorità del Paese, sono fondamentalmente ecclesiologiche e pastorali ”. La questione della nomina dei vescovi è di vitale importanza per la vita della Chiesa, sia a livello locale che universale. “Tuttavia, va notato che l’Accordo non ha affrontato tutte le questioni o situazioni in sospeso che ancora destano preoccupazione per la Chiesa, ma solo il tema delle nomine episcopali, che è decisivo ed essenziale per garantire la vita ordinaria. della Chiesa in Cina, come in tutte le regioni del mondo “. In sostanza, quindi, non riguardano la vita della Chiesa cattolica in Cina, né i legami con questioni politiche come il riconoscimento diplomatico (i rapporti ufficiali sono stati interrotti dal 1951). Certo, ci sono problemi, ma come ha detto il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato (e per anni principale artefice della trattativa), c’è “l’impossibilità di affrontarli tutti insieme”.

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“Ancora situazioni di grande sofferenza” tra i cattolici cinesi

“Papa Francesco è ben consapevole delle ferite recate in passato alla comunione della Chiesa, e dopo anni di lunghe trattative, avviate e portate avanti dai suoi predecessori e in una indiscutibile continuità di pensiero con loro, ha ripristinato la piena comunione con i vescovi cinesi ordinati senza mandato pontificio e ha autorizzato la firma dell’Accordo sulla nomina dei vescovi, la cui bozza era già stata approvata da Papa Benedetto XVI “, scrive l’Osservatore.” Alcuni settori della politica internazionale hanno cercato di analizzare l’operato della Santa Sede principalmente secondo un’ermeneutica geopolitica. Nel caso della stipula dell’accordo provvisorio, però, per la Santa Sede, si tratta di una questione profondamente ecclesiologica “. Certo, “è giusto riconoscere che ci sono ancora molte situazioni di grande sofferenza. La Santa Sede ne è profondamente consapevole, ne tiene conto e non manca di richiamare l’attenzione del governo cinese per favorire un più fruttuoso esercizio della libertà religiosa. La strada è ancora lunga e non priva di difficoltà ”.

I primi frutti dell’accordo: nominati due vescovi

In merito ai risultati finora raggiunti, sulla base del quadro normativo stabilito dall’accordo, sono stati nominati due vescovi: Antonio Yao Shun, di Jining, Regione Autonoma della Mongolia Interna, e Stefano Xu Hongwei, a Hanzhong , Provincia dello Shaanxi – mentre sono in corso diversi altri processi per le nomine episcopali, alcuni in fase iniziale, altri in fase avanzata. “Anche se statisticamente questo potrebbe non sembrare un ottimo risultato, è comunque un buon inizio, sperando di raggiungere gradualmente altri obiettivi positivi”. In questo contesto si inserisce anche l’obiettivo pastorale della Santa Sede, “aiutare i cattolici cinesi, da tempo divisi, a dare segni di riconciliazione, collaborazione e unità per un rinnovato ed efficace annuncio del Vangelo. in Cina “con chiaro riferimento all’esistenza da decenni di due chiese, quella ufficiale legata all’Associazione patriottica governativa, e quella” clandestina “di cui soffriva e che, secondo gli oppositori dell’accordo che si identificano Le posizioni dell’anziano ma ancora molto combattive, il cardinale Zen, soffre ancora.